
Una risposta semplice basata sui fatti
Negli ultimi anni si è parlato molto della tecnologia sviluppata da Bio-On, spesso con affermazioni contrastanti. Una delle domande più frequenti è stata: "Ma questa tecnologia esiste davvero?" La risposta, se ci si basa sui documenti disponibili e sulla storia industriale dell'azienda, è sì.
Tuttavia, per comprenderne il significato è necessario chiarire cosa si intenda realmente per "tecnologia". Molti immaginano che una tecnologia esista soltanto quando un impianto industriale produce già su larga scala. In realtà il percorso è molto più lungo. Una nuova tecnologia attraversa diverse fasi: nasce come intuizione scientifica, viene verificata in laboratorio, viene sperimentata con impianti pilota, viene migliorata attraverso numerosi test e, solo successivamente, arriva alla produzione industriale.
Per questo motivo chiedere semplicemente "la tecnologia c'è?" è una domanda incompleta. La domanda corretta dovrebbe essere: a quale stadio di sviluppo si trova questa tecnologia?
Nel caso di Bio-On la risposta è documentata.
Una tecnologia che non nasce da zero. Uno degli aspetti meno conosciuti è che Bio-On non ha inventato da zero la tecnologia per produrre bioplastiche PHA. Le basi scientifiche risalgono addirittura al 1926, quando il ricercatore francese Maurice Lemoigne dimostrò per primo la possibilità di ottenere questi biopolimeri attraverso processi biologici.
Negli anni successivi molti ricercatori hanno approfondito questa linea di ricerca, fino ad arrivare ai primi anni Duemila, quando il Prof. Jian Yu dell'Università delle Hawaii sviluppò importanti brevetti sul processo produttivo. Proprio questi brevetti furono concessi in licenza esclusiva a Bio-On.
Questo significa che, fin dalla sua nascita, l'azienda disponeva già di una base tecnologica consolidata e validata dalla comunità scientifica, riducendo in modo significativo il rischio tipico delle startup innovative.
Dal brevetto alla tecnologia industriale
Acquisire una licenza non significa semplicemente comprare un brevetto. Significa ottenere il diritto di utilizzare conoscenze scientifiche già sperimentate e svilupparle ulteriormente. Bio-On ha costruito il proprio modello di business proprio su questo principio: partire da una tecnologia esistente, migliorarla attraverso la ricerca interna e trasformarla in nuove applicazioni industriali. Nel tempo l'azienda ha sviluppato numerosi brevetti aggiuntivi, estendendo la protezione della propria proprietà intellettuale a livello internazionale e collaborando con università e centri di ricerca italiani ed esteri.
L'impianto pilota: la prova che la tecnologia funzionava
Un altro elemento importante riguarda l'impianto sperimentale realizzato a Minerbio. Questo impianto non era un semplice laboratorio, ma un vero impianto pilota capace di replicare tutte le fasi del processo produttivo: dalla fermentazione delle materie prime fino all'estrazione della bioplastica PHA. L'impianto veniva utilizzato per realizzare campioni destinati ai clienti, per perfezionare il processo industriale e per progettare impianti di dimensioni maggiori. Nel Documento di Ammissione alla quotazione in Borsa del 2014 l'impianto viene descritto dettagliatamente ed è presentato come la base tecnica per i futuri impianti industriali.
Una tecnologia continuamente migliorata
La ricerca non si è fermata alla tecnologia originaria. Negli anni Bio-On ha sviluppato nuove soluzioni per utilizzare differenti materie prime, come gli scarti della barbabietola da zucchero, la canna da zucchero e il glicerolo derivante dalla produzione di biodiesel. Parallelamente sono stati selezionati specifici ceppi batterici non geneticamente modificati e sono stati sviluppati nuovi processi produttivi, con l'obiettivo di aumentare l'efficienza e ridurre i costi di produzione.
Il valore della proprietà intellettuale
Il patrimonio tecnologico di Bio-On non era costituito soltanto dagli impianti, ma soprattutto dai brevetti, dal know-how e dalle competenze accumulate negli anni. Secondo la relazione della Curatela del Tribunale delle Imprese di Bologna, il patrimonio di proprietà intellettuale comprendeva decine di famiglie brevettuali e oltre cento titoli di brevetto tra concessi e depositati, rappresentando il principale asset strategico della società.
Le accuse sulla presunta inesistenza della tecnologia
Nel memorandum viene, infine, affrontata anche la tesi secondo cui la tecnologia di Bio-On non sarebbe mai esistita. Secondo il documento, questa conclusione non trova riscontro nella fonti disponibili. La presenza di brevetti concessi, licenze internazionali, collaborazioni con università, impianti pilota funzionanti e numerosi sviluppi successivi dimostra, infatti, l'esistenza di una tecnologia reale che ha subito un'evoluzione nel tempo. Naturalmente, la presenza di una tecnologia non implica automaticamente il successo economico di un'azienda: una tecnologia può essere valida anche se incontra difficoltà industriali, finanziarie o commerciali. Sono aspetti distinti che devono essere valutati separatamente.
Una conclusione basata sui documenti
Se la domanda è semplicemente "Bio-On disponeva di una tecnologia?", la documentazione richiamata nel memorandum porta a una risposta positiva. L'azienda nasce acquisendo brevetti sviluppati dall'Università delle Hawaii, realizza un impianto pilota funzionante, sviluppa nuovi brevetti, amplia il proprio know-how e costruisce un patrimonio di proprietà intellettuale riconosciuto anche nei documenti ufficiali della società. Per questo motivo, la questione non riguarda tanto l'esistenza della tecnologia, quanto la sua evoluzione, la sua valorizzazione industriale e le vicende economiche che hanno successivamente interessato la società.
VIDEO SUPERQUARK 2013: https://www.youtube.com/watch?v=Xm_IIT-6coc&t=168s
Documenti consultabili (abstract)
Allegato 1 - Licenza Università delle Hawaii
Allegato 2 - Chi è Jian Yu, CV, Brevetti
Allegato 3 - Documento Pilati, PHA, Curriculum Pilati
Allegato 4 - Memorandum Tecnologia 2020
Allegato 5 - Documento ammissione AIM, Parte tecnica.
Allegato 6 - Due Diligence (abstract per proteggere tecnologia proprietaria), Di Giulio, Piattoli
Allegato 7 - Storia fotografica MINERBIO Castel San Pietro BOLOGNA
Allegato 8 - Portafoglio brevetti
Allegato 9 - UNIVERSITA' E CENTRI DI RICERCA ITALIANI E STRANIERI
Chi siamo e chi ha scritto questo articolo
Per comprendere il dossier BIO-ON nella sua attualità e complessità, è necessario riflettere su un fatto: negli anni, questa vicenda è stata raccontata attraverso migliaia di articoli, servizi televisivi, commenti e pubblici dibattiti. Molto meno spazio è stato dedicato alla consultazione diretta dei documenti che hanno accompagnato la nascita, lo sviluppo e le successive vicende della società. Da questa considerazione è nato un progetto editoriale con un obiettivo preciso: raccogliere, ordinare e rendere accessibili i principali documenti relativi al caso Bio-on, accompagnandoli con articoli di carattere divulgativo che ne facilitino la lettura e la comprensione. L'iniziativa "Capire il caso BIO-ON" - stimolata da un nutrito numero di piccoli investitori ex BIO-ON - ha dato vita a una redazione composta da professionisti con esperienze in ambiti differenti – industria, università, innovazione, finanza, diritto, ricerca scientifica e comunicazione – che collaborano a titolo volontaristico alla selezione delle fonti, alla verifica della documentazione e alla redazione degli articoli. La scelta editoriale è semplice: ogni approfondimento parte solo da documenti. Per questo motivo, ogni articolo è accompagnato, quando possibile, dai materiali originali utilizzati, affinché ogni lettore possa consultarli liberamente, direttamente e gratuitamente, e formarsi una propria opinione indipendente. Il progetto non si propone di sostituire il lavoro della Magistratura, degli organi di vigilanza, degli studiosi o dei mezzi di informazione, bensì di offrire uno spazio nel quale documenti, dati e fonti possano essere letti con il tempo e l'attenzione che una vicenda così complessa merita.